Storia History

In una Rivabella che all'epoca era "solo" una spiaggietta isolata a nord di Marina Centro, dopo la "Barafonda" (San Giuliano) oltre il deviatore del fiume Marecchia.La via che portava a Viserba era ancora una strada bianca non asfaltata e verso il mare era tutto "cannarezza", tutto un canneto.

La Villa Gori nasce dopo la seconda guerra mondiale come osteria in riva al mare, in una Rimini da ricostruire, grazie all'intraprendenza della Nonna Ines e del Nonno Mario.

Da solo osteria a pensione con le camere sul retro il passo è breve, poi il primo piano e poi il secondo in pieno boom economico.Negli anni '70 alla Nonna Ines si affianca anche l'Elide nella gestione ed in cucina.Nell'estate del 1977 ospitiamo, Vittorio Monti, giornalista del Corriere della Sera, che scrive un articolo pubblicato il 26 giugno dal titolo"In vacanza con 6000 lire al giorno" (leggi l'articolo) che ci fa conoscere ed apprezzare con un sorriso in tutta Italia e ci frutta una lettera di complimenti dall'Azienda di Soggiorno di Rimini. Negli anni '80 tutta la famiglia è impegnata nella gestione della pensione , Chicco dopo l'ufficio cura le "pubbliche relazioni" ed i figli Gilberto e Mario si impegnano in sala e dietro al bar.Verso la metà degli anni '90, con Gilberto e Mario impegnati in altre attività lavorative, la decisione di affittare la pensione. Dopo alcuni anni di inattività pressoché totale nel 2012 la trasformazione in residence turistico alberghiero (RTA), aperto tutto l'anno.

DI SEGUITO ALCUNE FOTO STORICHE, IL VECCHIO DEPLIANT, L'ARTICOLO DEL CORRIERE DELLA SERA ED I COMPLIMENTI DELL'AZIENDA DI SOGGIORNO.

Anni '50 del 900

Anni '70 del 900

Anni '80 del 900

La Nonna Ines: "t'vò du tajadeli?"

Chicco, sempre nei nostri cuori.

Elide in cucina

Compleanno della Nonna Ines

CORRIERE DELLA SERA 26 giugno 1977


COSA SI FA CONTRO IL CARO PREZZI NELLE PENSIONI FAMILIARI DELLA RIVIERA ROMAGNOLA

DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE

RIMINI - Quando la vacanza costa 6 mila lire al giorno, tutto compreso: cioè una camera con doccia, il burro e la marmellata con il caffelatte del mattino, carne o pesce a pranzo e la cena mai avara di calorie. Il miracolo romagnolo del mare a buon mercato. Cominciò più di venti anni fa, l'invenzione di quello che oggi chiamiamo « turismo sociale »: prezzi bassi perché fare le ferie non sia un lusso. Protagonista una razza unica, di gente che durante la « stagione » si mise a lavorare 20 ore su 24 e in inverno a firmare cambiali per tirare su altre camere.


Brodetto di pesce


A chiamarli « albergatori » non si entusiasmano, questa parola ha il sapore di una dimensione imprenditoriale che non hanno mai né raggiunto né amato: sono i proprietari delle cento, mille « pensioni familiari» della spiaggia romagnola.

Quelli che conoscono tutti i clienti per nome, si ricordano di mandare un bigliettino quando il figlio dei Rossi fa la cresima. Non passa l'estate senza che essi preparino almeno una volta quel brodetto di pesce che piace tanto ai signori di Brescia.

Questo è un rapido viaggio dentro un miracolo che si ripete. Un'incursione nella vita-gestione di una « pensione familiare » che nonostante l'inflazione, il caro bistecca, il caro frutta, il caro tutto riesce ad offrire un giorno di vacanza al prezzo di due biglietti per un film di prima visione. Una ricerca mossa anche da scampoli di curiosità e invidia per i segreti e le bravure che rendono possibile, nell'alberghetto del mare, quello che è impossibile, in fatto di economie, sulle nostre tavole.

Al centro del viaggio una « pensione » che si chiama « Villa Gori », a Rivabella di Rimini, lontano dal luccichio di Marina centro e del lungomare dove sorgono gli hotel di prima categoria con piscina. Una scelta casuale ma emblematica. Non l'unica con queste caratteristiche, anzi una delle tante. Cambiano le insegne e i nomi dei protagonisti, la geografia umana però resta identica. E comune è il nesso di una fedeltà al lavoro e all'iniziativa, che colpisce nella semplicità. « Se mi fermo sto peggio »; « Salute e lavoro, cosa altro si può chiedere? ».

Il filo conduttore è l'attivismo, in estate ma anche nella stagione morta. In un recente libro (« Una terra targata Romagna », scritto da Giuliano Zanotti e Aureliano Bassani) c'è un bozzetto che coglie questa realtà. La scena avviene davanti ad una « pensioncina », ai primi di marzo. «Suonai, venne ad aprirmi un cane con un bambino. "Non c'è nessuno - disse il piccolo - babbo è in ufficio e mamma a scuola perché fa la bidella, mio fratello Sanzio lavora alla Segissa". E la nonna?, chiesi io. "Nonna è al nait che tiene a bada i paltò". E tu stai giocando?. Azzardai nella speranza che almeno uno in famiglia stessa riposando. "No - disse il bimbo - lavo le bottiglie per l'estate"».

Ed ecco la vita di « Villa Gori », pensione familiare, vicino al mare, cucina casalinga, raccontata attraverso i suoi protagonisti.


Diploma di maestra


« Aspetti un momento che devo finire di dare la cera », dice la signora continuando a strofinare per terra. Ha il diploma di maestra elementare, due figli (il primo di 9 anni e l'altro di 6), un marito che lavora in banca e nelle cose della pensione non centra perché lui ha il suo lavoro e qui deve lasciare fare. Si chiama Elide Arlotti Gori. Nove anni fa si è messa in questa attività. Si alza alle 5, alle 6 è al mercato, il suo appartamento è a Rimini centro, in una bella casa nuova, vicino alla fiera. Ma d'estate sta sempre qui. « Dormiamo in quattro in una stanza, così ne abbiamo una in più da affittare ».

Fa gli acquisti, bada all'amministrazione, serve in sala da pranzo, da una mano per pulire le camere. « Mi stanco più in inverno quando sono casalinga ». In giugno ha avuto quasi sempre il tutto esaurito, mamme e nonne con i bambini, fino a 8 anni sconto del 20 per cento. Cerca di accontentare in tutti i modi gli ospiti. « Ho imparato anche a fare le iniezioni; se arrivano in treno ed hanno molte valige non mi tiro indietro, sono capacissima di andare a prenderli con la mia auto ». Mario e Gilberto, i due figli vanno tutti i giorni al mare: « Li affido a qualche altra mamma, in cambio io offro l'ombrellone ».

OGNI MATTINA BATTAGLIA AL MERCATO


Quando la signora Elide cominciò a condurre la sua piccola azienda, nel 1969, un giorno di pensione costava 1500-1800 lire. Era più facile « starci dentro » allora che oggi. La battaglia contro i prezzi comincia tutte le mattine al mercato. « A me qualcosa levano sempre, perché so contrattare ». Ecco i costi dell'ultima spesa: prugne a 400 lire il chilo, pesche a 500, patate 200, pomodori 450, albicocche 500.


La carne proibita


La voce che incide di più nella gestione è quella della carne: « La pago 4000 lire il chilo più IVA comperando mezza bestia alla volta. Il macellaio si impegna a conservarla. Però mi do da fare. Quando si seppe che aumentava l'IVA, alle 5 della mattina avevo già comperato la carne per tutta la stagione ... ». A « Villa Gori » due volte la settimana c'è il pesce: « Io non sono ammessa al mercato all'ingrosso ma ho un negoziante amico che ci va per me. Le seppie e le lumachine invece me le porta Sergio, il bagnino. Il formaggio grana lo compro a 6500 lire, ma quando facciamo i cannelloni lo mischiamo al pecorino nostrano che ha più sapore. Al mercato il pollo costa 1700 lire. Attraverso l'organizzazione di promozione alberghiera riesco a prenderlo a 150 lire di meno ».

I pasti sono serviti alle 12.30 e alle 19.30: dopo un'ora la sala da pranzo è già sgombra. E' una saletta piccola, con una ventina di tavoli, molto pulita. In un angolo il bar. Molti amari, qualche brandy, pochi whisky. Accanto alle bottiglie una confezione di citrosodina, per digerire. Dall'altra parte il frigorifero dei gelati e un mobiletto con giornali, libri e giocattoli. Uno è il « Gioco di Sandokan »: deve essere stato di Gilberto, adesso è di chi lo vuole. Le consumazioni extra vengono segnate giorno per giorno. Su ogni tavolo c'è un cartellino per registrare l'acquisto. Qualche esempio. Una bottiglia di acqua minerale 400 lire (costo per il gestore 80), il vino da pasto 700 (costo 300); la birra da tre quarti 800.

« Quello che guadagniamo lo mettiamo in lavori di miglioramento», spiega Elide Gori. Quest'anno hanno comperato sedie e tavoli nuovi. « Le spese sono tante. In una stagione paghiamo 240 mila lire solo di tassa sul rusco. Noi cerchiamo di dare da mangiare molto bene. Un anno è venuto qui anche un lord inglese, si è fermato per caso e poi ha fatto tutta la vacanza. Però gli inglesi qualche volta danno pensieri, lasciano le camere in grande disordine. Allora io finché non capiscono scrivo dei bigliettini: "Tenere in ordine il bagno" ».


Pajetta e Longo


La cuoca, suocera della signora Elide, è la titolare della licenza. Cominciò lei assieme al marito, nel '57: « Qui c'era solo del canneto e questa casa di pescatori che costava 2 milioni e 600 mila lire. Mario, facciamo un debito e la compriamo. Mario era mio marito. Si convinse. I primi tempi tenevamo solo qualche camera e ci sono state anche delle belle soddisfazioni, sapesse. Sono venuti a mangiare Pajetta e Longo. Ma anche i preti. Tutti contenti ».

La cuoca si chiama Ines, ha 71 anni. Comincia a lavorare alle 6. Finisce tra le 21 e le 22. « Quando lavoro sto bene, se mi fermo arrivano i guai. In inverno mi si gonfiano le gambe. Il caldo della cucina invece mi fa bene ». Ines Gori sta cucinando gli involtini, occorrono cento grammi di carne, per le bistecche 120 grammi. Non pensa a smettere, a riposarsi, a uno svago. « Cosa dovre fare, un viaggio? Per viaggare bisognerebbe esserci abituati. Io invece ho cominciato a laborare a 13 anni e ho continuato. Ricca non sono ma ho sempre pagato i debiti. La mia soddisfazione è andare in pescheria. "Ines, Ines", mi chiamano tutti e vogliono vendere a me perché sanno che sono "galantuoma". Finché posso lavoro. Mia madre è stata in cucina fino a 87 anni, poi è morta perché è caduta dalla bicicletta ».

Per tenere 6 mila lire in giugno e poco di più in alta stagione (una « scala mobile » che tocca la punta massima per ferragosto) il segreto del risparmio non è solo in cucina. Il costo maggiore infatti è quello del personale. Ecco perché a « Villa Gori », come in tutte le altre «pensioni» è mobilitata l'intera famiglia. Un piccolo incarico l'ha anche Francisco Gori, ragioniere di banca, che si autoqualifica il « portiere di notte ». E' lui che chiude la porta un po' prima di mezzanotte, quando i clienti sono già tutti a letto. In cucina lavora anche la sorella di Ines, di qualche anno più giovane che tutti chiamano «Pallina».


« Meglio le donne »


Poi ci sono le cameriere. Loredana Antonioli 21 anni, addetta soprattutto alle stanze, e Paolo Antonioli, 20, che non è parente dell'altra, incaricata del servizio in sala. Guadagnano 400 mila lire al mese, più il mangiare. Loredana faceva la parrucchiera: « Qui prendo di più, lo faccio perché voglio aprire un negozio mio ». Paola invece lavorava come commessa.

Loredana l'altro giorno è andata all'ufficio collocamento, per sbrigar pratiche. A finire i lavori nelle camere ci ha pensato la "signora". Elide Gori aggiunge « Ho dei clienti bravissimi, si erano già fatti il letto da soli».

L'anno scorso ai tavoli serviva un ragazzo: « Prendeva 250 mila lire, quest'anno ci ha detto che per tornare ne voleva 400. Allora abbiamo preferito assumere una donna. All'uomo non piace mica tanto dare lo straccio per terra e invece i pavimenti vanno lavati ». Le due ragazze sono contente: «Quando una famiglia parte lascia sempre mille o duemila lire di mancia. C'è anche chi la mancia la da appena arriva. Ma noi trattiamo tutti uguale ».

Il lord inglese è un'eccezione che resterà nella piccola storia della « Villa Gori ». Arrivano soprattutto italiani. Molti operai e impiegati, moltissimi pensionati. Corrado Pancaldi, un ex tranviere bolognese di 62 anni, è il fedelissimo: da quindici anni fa qui le vacanze: « Ho il diabete, la signora Ines mi cucina quello che mi serve ». Aldo Gamba, un milanese, anche lui in pensione, ha lavorato per 35 anni all'Edison. E' con la moglie Ilde che sa bene quanto costa la vita: « Mi domando anch'io come facciano a fare spendere così poco con quello che danno da mangiare ». Ci sono giovani mamme con i figli. All'ora di pranzo si sentono le parole che tutte le mamme continueranno a dire: «Se non mangi la carne oggi vai a letto a dormire » e si sentono i soliti pianti che tutti i bambini continueranno a fare. La vita a « Villa Gori » va avanti così con gli orari quasi da collegio di tutte le « pensioni familiari », il bagno, la cura del sole, le chiacchiere dopo mangiato e i quattro passi prima di andare a letto.


Vittorio Monti