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RIMINI, “RAFFINATA” VECCHIA SIGNORA. DA UN COLLAGE DI BOCCHINI IL MANIFESTO BALNEARE 2012

pubblicato 28 mag 2012, 14:24 da Gibo Gori   [ aggiornato in data 28 mag 2012, 14:26 ]

Da Intervista


Elegante, raffinata, e sottilmente malinconica l’immagine che Francesco Bocchini ha realizzato. Grazie a lui esprimiamo un’altra faccetta del nostro diamante, Rimini”, dice il sindaco Andrea Gnassi di fronte al manifesto balneare 2012.


E’ la pagina ingiallita di un vecchio taccuino ad accogliere in un collage della memoria i frammenti di oggetti e immagini. In alto la parola ‘Rimini’ messa un po’ così, come quando a scuola si facevano le aste per imparare a scrivere, “con gli occhi di un bambino”, annota l’assessore Massimo Pulini. Parola che “apre uno e più mondi, trova varchi nella memoria di ognuno. E’ il piazzale dove si è appena smontata una giostra ma se ne annuncia un'altra per il primo di giugno. Un lungomare da arrivo di tappa, che si passeggia con un cornetto in mano”.
L’idea è quella di prendere “in contropiede il rischio di una Rimini intesa come ‘non luogo’”. Sul manifesto “un mondo bombolone, insabbiato di zucchero e pieno di crema, un mondo che galleggia sulla riva. Dove basta una paletta rossa per trovare il mare o una domus romana, un atlante a portata di secchiello, città sconosciuta oltre la ferrovia, con i pesci di vetro e i mosaici nel museo. Incanto meridiano e abbagliante è il tempio malatestiano, un sapone bianco di fuori e un'ombra azzurrina dentro, scenografia di marmo lasciata interrotta dal Quattrocento per lo stupore del turista contemporaneo”.


“Si tratta di un manifesto insolito, lo so. Sembra ripescato in un archivio polveroso di 30 anni fa. Ho voluto fosse così”, spiega Bocchini che dice di averci messo un mese e mezzo per realizzare l’opera (che sarà esposta al Museo di città) e di non aver ricevuto nessuna indicazione ‘politica’ sul soggetto.
Ho lavorato all’idea di memoria – spiega l’artista – partendo da me come fruitore di Rimini fin da bambino. Partendo dal quel mondo ho messo insieme tutto quello che poteva averci a che fare. E’ un po’ come una mappa. Un’immagine guarda l’altra”.


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